DISABILITà
Premessa
Lo sport, in qualsiasi ambito, ha la capacità di promuovere benessere, migliorare la qualità di vita delle persone, e promuovere, soprattutto nei giovani, i valori e le virtù della autodisciplina e della stima di sé.
Attraverso lo sport è possibile confrontarsi con se stessi, soffrire, gioire, perdere o vincere, ma soprattutto si imparano ad affrontare le sfide della vita nel rispetto dei propri limiti e degli avversari, qualsiasi siano le differenze in campo.
Queste affermazioni acquistano un valore ancor più significativo se applicate al mondo della disabilità dove lo sport può essere in grado di creare una fonte di emancipazione ed autonomia in grado di ridurre lo svantaggio dovuto alla malattia, intervenendo sulle sue conseguenze emotive e sociali.
Praticare attività sportiva per una persona con disabilità offre l’opportunità di sperimentare sensazioni altrimenti sconosciute, ma soprattutto può costituire un motivo di emancipazione e crescita, poiché il confronto e la socializzazione con gli altri, la percezione immediata della propria efficienza possono dar vita a un ambiente ricco di stimoli positivi, in grado di concretizzarsi anche nello svolgimento di un’attività agonistica.
Tuttavia, a tutt’oggi, la quasi totalità degli studi e dei programmi di intervento per persone con disabilità attribuiscono una netta priorità a problematiche come la riabilitazione e l’inserimento scolastico e lavorativo, considerate più pressanti e ritenute garanti di un soddisfacente livello di benessere.
Questa impostazione ha di fatto contribuito, negli anni, a limitare l’integrazione delle persone disabili escludendole da altri ambiti comunque rilevanti: la cultura, la socialità, lo svago, lo sport.
Eppure L’inserimento di persone con disabilità in un contesto sportivo risale già agli anni ’50-’60 quando, in Gran Bretagna, nell’ambito della riabilitazione di individui affetti da paralisi spinale traumatica, si constatò che la pratica sistematica di un’attività sportiva aveva degli effetti benefici sulla muscolatura delle braccia e delle spalle, raggiungendo rapidamente risultati macroscopicamente superiori a quelli della normale fisiochinesiterapia.
Inizialmente tali attività erano limitate solo ad atleti affetti da patologie del midollo spinale, ben presto se ne associarono altri con diverse disabilità (ipovedenti e soprattutto amputati) fino ad arrivare agli anni ‘80 alla creazione di un comitato internazionale di coordinamento (ICC) delle organizzazioni sportive mondiali per i disabili, preposto alla codifica ed alla stesura delle regole tecniche ed organizzative dei Giochi paraolimpici.
In Italia questo processo evolve nella costituzione, nel 1990, della FISD (Federazione Italiana Sport Disabili).
Discipline sportive
Non altrettanto «facile» come per i paraplegici o per le persone con disabilità psichica e intellettiva è stato l’avvicinarsi allo sport delle persone con malattie neuromuscolari gravi come le distrofie o le atrofie muscolari.
In queste patologie, infatti, la degenerazione progressiva di tutta la muscolatura scheletrica determina un indebolimento di tutti i muscoli del corpo, compresi quelli delle mani, per cui la limitazione dei movimenti è molto più generalizzata.
Per anni operatori e malati stessi si sono adoperati nella ricerca di attività sportive che potessero essere loro accessibili e solo agli inizi degli anni ’90 ci sono riusciti attraverso il wheelchair hochey (hockey in carrozzina elettrica o WCH).
Altra attività sportiva possibile per molti distrofici è quella in acqua la cui densità offre sostegno al corpo garantendo una maggiore possibilità di movimento.
Anche l’attività in acqua per persone con disabilità, purtroppo, soprattutto in Italia, è stata sempre circoscritta a poche realtà sperimentali e deve ancora entrare nel costume sociale.
Il progetto
Oltre ad essere promotore di sport e benessere il CSC Edoardo Antonelli è un punto di riferimento importante per tutte le categorie fragili del 13° municipio e non solo. Presso il centro sportivo vengono svolti, da personale altamente qualificato, corsi di nuoto per bambini/ragazzi affetti da disabilità intellettivo relazionali.
Praticare attività sportiva per una persona con disabilità offre l’opportunità di sperimentare sensazioni altrimenti sconosciute, ma soprattutto può costituire un motivo di emancipazione e crescita, poiché il confronto e la socializzazione con gli altri, la percezione immediata della propria efficienza possono dar vita a un ambiente ricco di stimoli positivi, in grado di concretizzarsi anche nello svolgimento di un’attività agonistica.
Il Centro Sportivo Edoardo Antonelli, attraverso lo sport, si propone, in generale di:
- Offrire a giovani con disabilità la possibilità di compiere nuove esperienze di confronto e crescita e di promuoverne l’emancipazione, l’autonomia e l’integrazione sociale;
- Sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche dello sport per disabili non come terapia ma come l’affermazione di una pari opportunità e quindi di un diritto esigibile.
- Rendere fruibile al massimo l’impianto sportivo per tutte quelle categorie di persone con particolari fragilità (anziani e persone in fase di recupero post-operatorio).
Questi, invece, gli obiettivi specifici:
- potenziare l’inclusione sociale in un quadrante della città di Roma (municipi XIII e XVI) dove le opportunità di emancipazione e empowering per le persone con disabilità sono limitate e difficili da esigere per obiettivi limiti di accessibilità e barriere architettoniche;
- sostenere le famiglie attraverso giuste strategie di informazione, coinvolgimento e avviamento alle attività;
- potenziare le strutture esistenti per gli allenamenti attraverso la dotazione di attrezzature adeguate;
- promuovere il superamento di barriere architettoniche che favoriscano le attività sportive;
- Coinvolgere enti istituzionali nel rendere una società sempre più inclusiva.
